Giovedì, 18 Agosto 2005 - Sant'Elena, imperatrice  

Le Fonti francescane biografiche
Lettera di Frate Elia
Tommaso da Celano: Vita Prima di San Francesco d'Assisi
Lettera di Greccio
Tommaso da Celano: Vita Seconda di San Francesco d'Assisi
Tommaso da Celano: Trattato dei Miracoli di San Francesco d’Assisi
San Bonaventura da Bagnoregio: Leggenda Maggiore (Vita di San Francesco d’Assisi)
San Bonaventura da Bagnoregio: Leggenda Minore (Vita breve di San Francesco d’Assisi)
Leggenda dei tre compagni
Anonimo perugino
Leggenda perugina
Specchio di perfezione
I Fioretti
Considerazioni sulle Stimmate
Sacrum commercium (L’Alleanza del beato Francesco con madonna Povertà)
Iacopone da Todi: Laudi
Dante Alighieri: Canto XI del Paradiso
Ubertino da Casale: L’Albero della Vita crocifissa di Gesù
Angelo Clareno (o da Chiarino): cronaca o storia delle Sette Tribolazioni dell’Ordine dei Minori
Giordano da Giano: La Cronaca
LETTERA DI FRATE ELIA

LETTERA DI FRATE ELIA

304. LETTERA ENCICILICA DI FRATE ELIA
A TUTTE LE PROVINCE DELL’ORDINE,
SULLA MORTE DI SAN FRANCESCO

R icca di citazioni e di allusioni bibliche (Giacobbe, Mosè, Aronne, Giovanni Battista) e redatta secondo le norme e il “cursus” seguiti dai dettatori del tempo, questa lettera di frate Elia non è soltanto il primo documento sulle stimmate di Francesco, ma segna l’avvio di tante successive celebrazioni della “novità francescana” in genere, e del Poverello in particolare che, quale “altro Cristo”, appare “crocifisso”. Essa fu scritta e inviata nei giorni immedia­tamente successivi alla morte di Francesco (3 ottobre 1226).
Data la sua natura, la lettera può benissimo essere stata diffusa in tutte le province dell’Ordine. Delle molte copie che dovettero essere state fatte, quella raccolta dallo “Speculum vitae” è l’unica, in ogni caso, pervenuta sia pure a stampa.


305 1. A frate Gregorio*, suo fratello carissimo in Cristo, ministro della provincia di Francia, e a tutti gli altri fratelli suoi e nostri, invia il suo saluto frate Elia peccatore.

306 2. Prima che io incominci a parlare, un gemito mi sale dal cuore, e ben a ragione. Il mio ruggito è come d’acque dilaganti, perché ciò che temevo mi è accaduto, a me ed a voi; e quello che mi spaventava si e abbattuto di me e su di voi: colui, che era la nostra consolazione, se ne è andato lontano; colui che ci portava tra le sue braccia come agnelli, si è recato in una regione lontana. Lui, che insegnato la via della vita e dell’obbedienza a Giacobbe, e ha consegnato un testamento di pace per Israele, poiché era amato da Dio e dagli uomini, è stato introdotto nelle dimore luminosissime del cielo. Se per lui dobbiamo rallegrarci con tutta la gioia, per noi è solo rammarico, perché siamo rimasti senza di lui men­tre ci avvolgono le tenebre e ci copre l’ombra della morte.
Se per tutti è una perdita incolmabile, speciale peri­colo è per me, che egli ha lasciato nel mezzo delle tenebre, circondato da troppe occupazioni e schiacciato da mali senza numero. E perciò vi scongiuro: piangete con me, fratelli, perché il pianto mi opprime e piango per tutti voi: Siamo rimasti orfani, senza padre, privati di colui che era la luce dei nostri occhi.

307 3. Veramente era la vera luce la presenza del fratello e padre nostro Francesco, non solo per noi che gli eravamo compagni nella medesima professione di vita, ma anche per quelli che erano lontani. Era, infatti, una luce suscitata dalla luce vera, quella che illumina quanti erano nelle tenebre e sedevano nell’ombra della morte, per dirigere i loro passi sulla via della pace. Questo egli ha fatto, come vera luce meridiana. La luce che veniva dal­l’alto illuminava il suo cuore e riscaldava la volontà di lui col fuoco del suo amore. Così infiammato, egli predicava il Regno di Dio e convertiva il cuore dei padri verso i figli e gli stolti alla prudenza dei giusti, e preparava in tut­to il mondo un popolo nuovo per il Signore. Il suo nome è celebrato fino ai più lontani confini, e l’universo intero resta pieno di stupore per le sue mirabili imprese.

308 4. Perciò non vogliate, figli e fratelli miei, abbandonarvi ad una tristezza eccessiva, perché Dio, padre degli orfani, vi conforterà con la sua santa consolazione.
E se piangete, fratelli miei, su di voi stessi piangete e non su di lui. Noi, infatti, mentre siamo nella pienezza della nostra vita siamo nella morte, lui invece è passato dalla morte alla vita. E siate ripieni di gioia perché, prima di partirsi da noi, come un altro Giacobbe, ha benedetto tutti i suoi figli ed ha perdonato a tutti qualsiasi colpa uno abbia commesso o pensato contro di lui.

309 5. Ed ora vi annuncio una grande gioia, uno straordinario miracolo. Non si è mai udito al mondo un portento simile, fuorché nel Figlio di Dio, che è il Cristo Signore. Qualche tempo prima della sua morte, il fratello e padre nostro apparve crocifisso, portando impresse nel suo corpo le cinque piaghe, che sono veramente le stimmate di Cristo. Le mani e i piedi di lui erano trafitti come da chiodi penetrati dall’una e dall’altra parte, e avevano delle cicatrici dal colore nero dei chiodi. Il suo fianco appariva trafitto da una lancia, ed emetteva spesso gocciole di sangue.

310 6. Mentre era in vita aveva aspetto dimesso non c’era bellezza nel suo volto: non era rimasto in lui membro che non fosse straziato. Le sue membra erano rigide, per la contrazione dei nervi, come avviene in un uomo morto. Ma, dopo la morte il suo volto si fece bellissimo, splendente di mirabile candore e consolante a vedersi. Le membra, prima rigide, divennero flessibili e pieghevoli qua e là come si volevano disporre, a guisa di un tenero fanciullo.

311 7. Perciò, fratelli, benedite il Dio del cielo e procla­mate la sua grandezza davanti a tutti, perché ha fatto scendere su di noi la sua misericordia. Custodite il ricordo del padre e fratello nostro Francesco, a lode e gloria di Colui, che lo ha reso grande tra gli uomini e lo ha glorificato tra gli angeli. Pregate per lui, come egli medesimo ci ha chiesto prima di morire, e invocatelo, perché Dio renda anche noi partecipi con lui della sua santa grazia. Amen.

312 8. Il padre e fratello nostro Francesco è tornato al Signore, nella prima ora della notte che precede il 4 ottobre, di domenica. O voi, dunque, fratelli carissimi, ai quali perverrà questa lettera, a imitazione del popolo di Israele nel suo pianto su Mosè ed Aronne, suoi incliti condottieri, lasciamo libero sfogo alle lacrime, poiché siamo stati privati del conforto di così grande padre.

313 9. Veramente, è cosa pia condividere il gaudio di Francesco, ma è cosa pia anche il piangere Francesco. E’ sentimento filiale partecipare alla sua esultanza, perché egli non è morto, ma se n’è partito per il grande mercato del cielo, recando con sé il sacchetto del suo denaro, e tornerà a casa nel plenilunio. Ma è ancora da figli piangere la perdita di Francesco. Egli, che passava tra noi, come Aronne, porgendoci del suo tesoro cose nuove e cose vecchie, e ci consolava in ogni nostra tribolazione, fu tolto di mezzo a noi, ed ora siamo veramente orfani, senza padre. Ma sta scritto: A te si abbandona il misero, dell’orfano tu sei sostegno. Perciò, fratelli carissimi, pregate tutti senza stancarvi affinché, se la piccola brocca di creta è stata infranta nella valle dei figli di Adamo, il Signore, che è il grande vasaio, si degni plasmarne un’altra, che sia meritevole d’onore e stia sopra la moltitudine della nostra famiglia, e ci preceda alla battaglia, come vero Maccabeo.

314 10. Ma, poiché non è cosa superflua pregare per i defunti, pregate per lui il Signore. Ogni sacerdote cele­bri tre Messe, ogni chierico reciti il Salterio, ogni fratello non sacerdote dica cinque Pater noster (V Pater o CL Pater?). I chierici celebrino in comune una solenne veglia. Amen.


(*) Il destinatario, frate Gregario da Napoli, già vicario di Francesco, assieme con frate Matteo da Narni, durante la sua as­senza per il viaggio missionario in Egitto e Terra Santa (dalla Pentecoste del 1219), fu ministro di Francia dal 1223 al 1233. Du­rante il suo provincialato, che seguiva a quello di frate Pacifico, l’Ordine francescano prese grande sviluppo sia numerico sia di opere in tutta la regione. In questa sede è utile ricordare un’altra lettera di frate Elia (1225, X anno del pontificato di Onorio III), ai frati di Valenciennes, in cui si trova, in apertura, questa defi­nizione della vita francescana: “Miei fratelli, vi esorto con traspor­ta d’amore, a osservare con purezza e perseveranza fino alla morte, il santo Vangelo del Signor nostro Gesù Cristo e la nostra santa Rego­la, approvata da papa Innocenzo e, poco tempo fa confermata da papa Onorio, ancora vivente tra noi, e che voi avete promesso di os­servare fedelmente...”




 
 



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